Non a caso nel 1905, il critico musicale inglese Thomas Burke, recensendo una recita di “Bohème al Covent Garden di Londra, cantata da Caruso nelle vesti di Rodolfo, così affermò: “Caruso non è un cantante, non è una voce, è un miracolo. Non vi sarà altro Caruso per due o tre secoli. Forse mai più!”
Successivamente nel 1973, nel centenario della nascita del grande tenore, l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, ebbe a scrivere: “Caruso non solo fu la più grande voce lirica del suo tempo, che suscitò entusiasmo e commozione universali, ma divenne anche il simbolo della disperata volontà di esprimere le profonde capacità d’intelligenza, di laboriosità e di ispirazione artistica delle genti meridionali”. Queste bellissime parole, restano infatti la sintesi di un fenomeno vocale che non si è mai più ripetuto e che molto difficilmente avrà eguali in futuro.
Oltre ottant’anni trascorsi dalla sua morte avrebbero dovuto ridimensionarlo, ma non è stato così.
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